Rifiuti polimerici e sostenibilità negli studi odontoiatrici
rifiuti polimerici
L’odontoiatria contemporanea si fonda su un utilizzo esteso di materiali polimerici: dispositivi di protezione individuale, teli barriera, materiali monouso, resine e materiali da impronta rappresentano oggi elementi imprescindibili per garantire standard elevati di sicurezza, igiene e qualità clinica.

Parallelamente, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso l’impatto ambientale delle attività sanitarie, inclusa la pratica odontoiatrica.

Una recente revisione sistematica ha analizzato in modo strutturato l’entità dei rifiuti polimerici e delle potenziali forme di inquinamento generate all’interno degli studi odontoiatrici, evidenziando un tema ancora poco esplorato ma di crescente rilevanza.

L’analisi ha incluso 30 studi internazionali, principalmente audit sui rifiuti e indagini ambientali condotte in ambito clinico. I risultati mostrano una notevole variabilità, legata a fattori quali il tipo di struttura, il volume di attività, le procedure svolte e le normative locali.

In termini quantitativi, la letteratura riporta che ogni postazione operativa può generare mediamente da 81 a 384 grammi di rifiuti polimerici al giorno. Nei contesti caratterizzati da un utilizzo intensivo di dispositivi monouso – come avvenuto durante la pandemia – tali valori risultano sensibilmente più elevati.

Le principali fonti di rifiuto polimerico individuate includono:

  • guanti e DPI,
  • teli e pellicole barriera,
  • materiali da impronta elastomerici,
  • puntali di aspirazione, bicchierini e accessori monouso.

Si tratta di materiali spesso difficili da riciclare, sia per la loro composizione sia per la classificazione come rifiuti sanitari.

Oltre alla gestione dei rifiuti solidi, la revisione affronta un aspetto meno noto ma scientificamente documentato: la presenza di micro- e nanoparticelle polimeriche nell’aria degli studi odontoiatrici.

Diversi studi inclusi nell’analisi dimostrano che procedure cliniche comuni – come la rifinitura di restauri in composito o l’uso di strumenti rotanti ad alta velocità – possono determinare il rilascio di particelle microscopiche di origine polimerica nell’aria dell’area operativa.

Le concentrazioni rilevate risultano:

  • maggiori durante le procedure,
  • influenzate dal tipo di strumentazione utilizzata,
  • generalmente più elevate nelle immediate vicinanze della bocca del paziente.

Pur non emergendo evidenze di rischio immediato, gli autori sottolineano la mancanza di dati sugli effetti a lungo termine dell’esposizione cronica, sia per gli operatori sia per l’ambiente.

Un ulteriore ambito di interesse riguarda il destino dei materiali polimerici una volta smaltiti. Alcuni studi sperimentali analizzati nella revisione suggeriscono che resine e materiali compositi, una volta conferiti in discarica, possono rilasciare nel tempo monomeri e microframmenti, soprattutto in condizioni ambientali favorevoli alla degradazione.

Questo aspetto apre interrogativi rilevanti sul ciclo di vita dei materiali odontoiatrici e sulla loro reale sostenibilità, evidenziando la necessità di considerare non solo la fase di utilizzo clinico, ma anche quella di fine vita del prodotto.

Gli autori evidenziano come la letteratura disponibile presenti ancora diversi limiti metodologici: mancanza di standard condivisi per gli audit, difficoltà nel distinguere le diverse tipologie di polimeri e scarsa uniformità nella classificazione dei rifiuti.

Nonostante ciò, il messaggio che emerge è chiaro: l’impatto ambientale della pratica odontoiatrica esiste ed è misurabile, ma necessita di ulteriori approfondimenti scientifici per essere compreso e gestito in modo efficace.

La revisione non mette in discussione l’importanza delle misure di sicurezza e controllo delle infezioni, ma invita il settore a una riflessione più ampia.

Integrare criteri di sostenibilità nella pratica quotidiana significa:

  • migliorare la segregazione dei rifiuti,
  • valutare in modo critico l’uso sistematico del monouso,
  • favorire la ricerca su materiali e soluzioni alternative,
  • promuovere una maggiore consapevolezza lungo tutta la filiera dentale.

La gestione dei rifiuti polimerici rappresenta una delle nuove sfide per l’odontoiatria moderna. Le evidenze scientifiche disponibili indicano la necessità di un approccio più strutturato e condiviso, capace di coniugare sicurezza clinica, qualità delle cure e attenzione all’impatto ambientale.

Un tema destinato a entrare sempre più spesso nel dibattito professionale, anche alla luce dell’evoluzione normativa e della crescente sensibilità verso la sostenibilità nel settore sanitario.

Per leggerre lo studio completo clicca qui.

 

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