Questo spirito di servizio, come ha evidenziato Anelli, non deve conoscere barriere geografiche, culturali, etniche o sociali. La scienza medica, infatti, si rivolge a ogni essere umano, senza alcun tipo di distinzione, poiché ogni vita ha pari valore e merita uguale attenzione.
Durante i due giorni di lavori, si è discusso della scienza medica in diverse sfaccettature: dalle prospettive cliniche e nuove tecnologie, alla dimensione etica e istituzionale. Ogni contributo ha contribuito a delineare il vero orizzonte della missione medica: rispondere ai bisogni insoddisfatti delle persone. A questo proposito, il presidente Anelli ha invocato un metodo di indagine ispirato al principio del rasoio di Occam, che suggerisce di preferire soluzioni semplici e dirette per risolvere i problemi, eliminando le complicazioni inutili.
I dati emersi dalla ricerca dell’Istituto Piepoli hanno fornito una fotografia chiara e sorprendente del rapporto tra gli italiani e la scienza. Il 90% degli italiani considera la scienza un motore di progresso, con l’86% che ripone fiducia nella medicina e l’81% nel proprio medico di famiglia. Questi numeri, evidenti segni di fiducia, dimostrano che l’Italia è un Paese che riconosce nella scienza e nella medicina pilastri di sicurezza e progresso.
Tuttavia, il quadro si complica quando si parla di vaccini, soprattutto quelli a mRNA. La diffidenza verso questi ultimi è cresciuta, arrivando a coinvolgere un terzo della popolazione. Anelli ha sottolineato che questa frattura non deve essere letta come un rifiuto della scienza, ma piuttosto come una manifestazione di disorientamento. La rapidità dell’evoluzione scientifica e la sovrapposizione di informazioni, vere e distorte, creano un’atmosfera di confusione che porta a una paura di non riuscire più a comprendere la scienza e la tecnologia.
Malgrado le difficoltà, emergono segnali positivi. L’87% degli italiani sa che la ricerca scientifica ha contribuito ad allungare la vita, e la maggior parte delle persone ritiene che la tecnologia medica rappresenti una straordinaria opportunità. Quando si parla di malattie genetiche nei bambini, i dati sono ancora più chiari: l’88% ritiene giusto che lo Stato garantisca trattamenti ad alto costo per la SMA, e il 63% è favorevole alla terapia genica. Questi numeri dimostrano che gli italiani non sono un popolo impaurito dalla scienza, ma una nazione che desidera essere accompagnata nel cambiamento, comprendendo l’innovazione quando viene presentata in modo chiaro e comprensibile.
Inoltre, un altro messaggio forte che emerge dalla ricerca è l’idea che salute e ambiente siano indissolubili. L’84% degli italiani ritiene che tutelare la natura significhi prevenire malattie, e l’88% pensa che l’ambiente debba far parte integrante della sanità pubblica. Anelli ha sottolineato come la medicina debba guardare al contesto, alla vita quotidiana delle persone, e non restare confinata all'interno degli ospedali.
Il ruolo del medico: interprete dei cambiamenti
In questo scenario, il ruolo del medico diventa fondamentale. Anelli ha esortato i professionisti della salute a non essere semplici tecnici, ma a diventare mediatori di complessità, capaci di guidare le persone attraverso il cambiamento scientifico e tecnologico. La medicina non deve essere solo una risposta meccanica alle malattie, ma deve essere interpretata con empatia, rigore e umanità. È necessario che i medici diventino interpreti dei nuovi linguaggi che la scienza e la tecnologia offrono, senza mai perdere il contatto umano e la capacità di relazionarsi con i pazienti.
Anelli ha concluso la sua relazione con una riflessione che raccoglie tutti i temi emersi nel convegno. La scienza è fondamentale, ma la fiducia che la società ripone in essa può essere fragile. Sta ai medici custodirla, coltivarla e rassicurare le persone. La medicina, sempre più avanzata, deve essere accompagnata da un’incredibile umanità. Non si tratta di semplificare ciò che è complesso, ma di renderlo comprensibile, senza mai tradirne il significato.
Alla domanda se ci sarà ancora bisogno del medico, la risposta è stata affermativa, perché lo spirito di servizio e la responsabilità che appartengono alla professione medica sono insostituibili, indipendentemente dall'ausilio tecnologico.
Anelli ha chiuso il suo intervento con una citazione di Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, sottolineando che la vera sfida è quella di essere interpreti del cambiamento, non spettatori passivi.