Come stanno cambiando oggi le esigenze di disinfezione negli studi odontoiatrici?
Il crescente numero di procedure chirurgiche complesse ha avvicinato il rischio infettivo dello studio dentistico a quello di una sala operatoria ospedaliera.
Tuttavia, a differenza dell’ambiente ospedaliero, nello studio dentistico mancano protocolli realmente condivisi, e le procedure di disinfezione spesso risultano condizionate dalla fretta e da abitudini consolidate, non sempre corrette. Se a questo si aggiunge l’uso persistente di principi attivi di vecchia generazione — già poco performanti di per sé e oggi ulteriormente indeboliti dal crescente fenomeno della resistenza batterica ai biocidi — il quadro evidenzia più di una criticità.
Fortunatamente, la ricerca mette oggi a disposizione una nuova generazione di antimicrobici, capaci di superare molti dei limiti che accomunano i tradizionali
biocidi.
Quali sono le best practice che non dovrebbero mai mancare in uno studio moderno?
Le best practice sono codificate, ma la vera differenza la fa come vengono applicate. La prima è la pulizia preliminare: senza una corretta rimozione del carico organico, nessun disinfettante può risultare davvero efficace. Segue la scelta del biocida, che dovrebbe avere anche un’azione emolliente e solubilizzante
sul materiale organico, per prevenire la formazione di biofilm e la crescita di colonie batteriche.
È inoltre essenziale rispettare i tempi di contatto reali, considerando che le grandi quantità di materiale organico depositate dai bioaerosol generati da turbine e micromotori interferiscono sia sull’efficacia sia sulla rapidità d’azione dei disinfettanti.
Spesso i prodotti vengono scelti per la loro rapidità di evaporazione, senza considerare che lo sporco biologico, se non rimosso, riduce drasticamente l’efficacia dei biocidi e crea una sorta di “scudo” che protegge i microrganismi favorendone la proliferazione incontrollata.
Parliamo di innovazione: quali tecnologie stanno cambiando il modo di disinfettare nello studio odontoiatrico?
Strumenti automatici, come le termo-disinfettatrici, riducono l’errore umano e garantiscono tracciabilità.
In parallelo, nuove molecole antimicrobiche ispirate ai meccanismi naturali di difesa offrono profili di efficacia e sicurezza nettamente superiori. Accanto a queste, tecnologie naturali come fotocatalisi e plasma freddo riducono la contaminazione di aria e superfici in modo automatico e continuo. Il risultato è un incremento significativo degli standard di biosicurezza per operatori e pazienti.
Tutto ciò come impatta sul workflow quotidiano dello studio?
Serve un cambio culturale, con protocolli condivisi, procedure scritte, check-list e audit interni. La disinfezione non può essere improvvisata: l’elevato carico biologico, aggravato dall’antimicrobico-resistenza, impone un uso più rigoroso e consapevole dei disinfettanti, nel rispetto dei tempi di contatto e della sostituzione giornaliera delle soluzioni. Le tecnologie moderne si integrano facilmente nel workflow, senza stravolgerlo, migliorando il controllo del rischio biologico e chimico.
L'aerosol è sempre un tema caldo. Quanto incide sulla disinfezione ambientale?
I bioaerosol generati da turbine e ablatori trasportano saliva, sangue e microrganismi che si depositano ovunque: superfici, lampade, pulsanti, arredi e perfino nei condotti d’aria. Numerosi studi mostrano che l’aerosol favorisce la formazione di biofilm secondari e aumenta significativamente la contaminazione crociata. Per questo serve un approccio ambientale completo, che consideri ogni superficie esposta.
Moderne tecnologie come acido ipocloroso, fotocatalisi e plasma freddo consentono oggi un controllo continuo e naturale della carica microbica, in modo automatico, sicuro e senza manodopera.
Alcuni strumenti non possono essere sterilizzati in autoclave. Quali strategie consiglia?
Per i dispositivi termolabili, la soluzione più affidabile resta la sterilizzazione chimica con acido peracetico: un disinfettante estremamente efficace, sebbene intrinsecamente aggressivo. Oggi, però, le formulazioni di nuova generazione lo rendono molto più “gentile”, grazie a potenti antiossidanti ed enzimi capaci di rimuovere le barriere biologiche, garantendo così la piena esposizione degli strumenti all’azione del disinfettante. In questo senso, l’acido peracetico rappresenta ancora la soluzione più sicura e performante per la sterilizzazione a freddo dei dispositivi termosensibili.
Tema emergente: sostenibilità. Come si concilia con la disinfezione?
È una sfida centrale. Molti disinfettanti tradizionali si basano su principi attivi sviluppati decenni fa, quando la chimica era molto meno attenta alla sicurezza dell’uomo e dell’ambiente. Oggi, invece, la ricerca mette a disposizione alternative molto più “pulite”.
L’acido ipocloroso è un esempio emblematico: una molecola antimicrobica prodotta dal nostro sistema immunitario, capace di offrire un’efficacia fino a 80 volte superiore all’ipoclorito di sodio, ma con un profilo di biocompatibilità eccezionale. Proprio grazie a questa sicurezza può essere impiegato non solo per la disinfezione di alto livello delle superfici, ma anche per la sanificazione di aria e acqua, riducendo drasticamente il rischio biologico e chimico per operatori e pazienti.
Guardiamo avanti: come immagina la disinfezione tra 3-5 anni?
La parola chiave dei prossimi anni sarà integrazione: automazione, monitoraggio digitale e protocolli intelligenti. Ma, anche senza guardare troppo lontano, è utile riconoscere che una parte di quel futuro è già qui: molte nuove biotecnologie — rispetto all’attuale offerta dentale — già oggi rappresentano soluzioni realmente “futuristiche”. La vera svolta sarà la normalizzazione di dispositivi e biocidi che oggi consideriamo avanzati, ma che presto diventeranno
la base dei protocolli moderni. Il futuro? Uno studio in cui aria, superfici e strumenti sono controllati con continuità grazie a soluzioni capaci di affrontare le sfide della moderna infettivologia, nel pieno rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Un futuro in cui molti studi possono riconoscersi già oggi, se scelgono di farlo.
Paolo Zanoni
Titolare di Medical Care, azienda specializzata in moderne biotecnologie studiate per affrontare le nuove sfide infettivologiche nel pieno rispetto dell'uomo e dell'ambiente.