Approfondimento
La protesi totale stampata in 3D: da Troia alla città eterna
Evidenze, materiali e protocolli nella nuova frontiera della protesi dentale.
La protesi totale stampata in 3D: da Troia alla città eterna
Francesco Biaggini
Produttore

Diplomato Itis a Genova nel 1995, ha intrapreso…

Leggi la bio
Francesco Biaggini

Perfino chi ama l'odore del monomero e il rumore pieno della pressa sa che ogni epoca ha la sua città fortificata. Per anni la protesi totale è stata la nostra Troia: un'opera d'arte artigiana, difesa da prassi collaudate, intuizioni da banco e un lessico condiviso fra clinico e tecnico. Intanto, il digitale, ha conquistato quasi tutto il resto, dalle corone singole ai ponti e alle riabilitazioni full-arch su impianti; davanti alle mura della totale, però, ha dovuto attendere. Ma oggi non più. Come Enea che dalla caduta di Troia prese la strada del futuro, anche noi abbiamo trovato porte e chiavi e il nostro cavallo.
Non siamo più agli assalti confusi: abbiamo materiali migliori, protocolli maturi e soprattutto una filiera digitale che offre ciò che l'analogico non può garantire in modo sistematico, cioè ripetibilità, tracciabilità, controllo.

Il primo varco passa da adattamento e ritenzione. La fotografia clinica degli ultimi anni è sorprendentemente coerente: le protesi totali CAD/CAM, fresate o stampate, sono almeno all'altezza delle convenzionali e spesso le superano per ritenzione, numero di sedute e prevedibilità della manutenzione; la soddisfazione riferita dai pazienti, invece, dipende più dalla qualità complessiva del caso che dal "come" si costruisce la protesi. Una revisione con meta-analisi ha quantificato il vantaggio in ritenzione a favore del CAD/CAM con un effetto moderato (SMD ≈ 0,50), a fronte di tempi di lavoro più brevi e qualità di vita orale sovrapponibile [1].

 


 

Protesi totale mobile definitiva realizzata in stampa 3D a doppio materiale

Protesi totale mobile definitiva realizzata in stampa 3D a doppio materiale: basi in VOCO V-print Dentbase e denti in BEGO VarseoSmile Teeth, prodotte con tecnologia LB9K Dental Maker e resina BEGO TriniQ. L'impronta, rilevata in modo tradizionale, è stata digitalizzata e integrata in un flusso CAD/CAM che assicura precisione dell'intaglio e stabilità dimensionale. L'assemblaggio denti-basi è avvenuto con resina rosa da stampa 3D prima del post-curing; la polimerizzazione in Otoflash ha fissato le proprietà meccaniche e cromatiche, seguita da lucidatura meccanica senza ulteriori caratterizzazioni. 
Immagine gentilmente concessa da Giovanni Rossi, Dental Maker, Vallecorsa (FR), Italia.

 


 

Quando passiamo dai racconti ai numeri, l'intaglio spiega molto. In uno studio clinico controllato, le basi stampate hanno mostrato una trueness mediana dell'intaglio nell'ordine di 170-180 µm, mentre le analogiche si sono fermate poco sopra i 300 µm: non è solo statistica; in bocca diventa stabilità primaria più prevedibile e meno ritocchi alla consegna. Le mappe colore allineano il paesaggio dell’arcata edentula con l’intaglio negativo della base e la sovrapposizione risulta più stretta nel gruppo stampato [2]. 

 


 

Protesi totale superiore realizzata in stampa 3D multi-materiale con tecnologia Stratasys J5 DentaJet e resina TrueDent-D

Protesi totale superiore realizzata in stampa 3D multi-materiale con tecnologia Stratasys J5 DentaJet e resina TrueDent-D, certificata come dispositivo medico di classe I con marchio CE. La tecnologia consente la produzione monolitica multi-tonalità con adattamento, forma e funzionalità di alto livello, riducendo oltre 27 passaggi manuali rispetto ai metodi tradizionali. 
Una stampante J5 può produrre oltre 30 protesi complete per ciclo.
Immagine gentilmente fornita dal laboratorio DentalMax, Volvera (TO), Italia.

 



Sul piano meccanico il gusto è ancora classico. 
I puck in PMMA pre-polimerizzato dei sistemi fresati restano il riferimento per resistenza flessionale e durezza, soprattutto dopo termocicli e fatica. La maggiore omogeneità della polimerizzazione industriale si vede nei numeri. Ma la traiettoria conta più della gerarchia: nelle basi stampate la qualità e l’esperienza nell’orientamento, nello spessore di strato e nel post-cure spostano davvero l’ago della bilancia e, quando questi tasselli sono al loro posto, il divario si assottiglia rapidamente. Le sintesi più recenti lo confermano: i materiali fresati primeggiano in media per flessione e durezza, ma le stampate mostrano ampia variabilità e migliorano al crescere della qualità del processo [3, 4].

 


 

Attacchi PSD
Attacchi PSD (IPD Dental Group, Barcellona, Spagna), pienamente compatibili con il sistema Locator®, progettati per protesi rimovibili su impianti sia in flussi analogici che digitali. 
Il corpo in titanio con rivestimento TiN riduce attrito e usura degli inserti ritentivi, prolungando gli intervalli di manutenzione. 
Disponibili in versioni per disparallelismi standard e “grandi divergenze” fino a circa 40°, mantengono compatibilità con strumenti e cappette Locator già presenti in studio e laboratorio.

 


 

Qui il processo non è un dettaglio, è una leva. Le revisioni sui fotopolimeri dentali indicano che orientamenti attorno ai 45 gradi aiutano a contenere la distorsione e l'accumulo d'errore lungo l'asse Z; la post-cure in ambiente povero di ossigeno (bagni in glicerina o camere dedicate) incrementa il grado di conversione e la durezza superficiale e si riflette sulla stabilità cromatica. Non c’è magia: è industria applicata al laboratorio, con la stessa mano critica di sempre e strumenti di regolazione più fini [5, 6]. 

In parallelo, la normativa ISO 20795-1 resta il punto di partenza, il pavimento minimo per i polimeri di base; la letteratura, giustamente, suggerisce di aggiornare criteri e prove per i fotopolimeri stampati di nuova generazione [4].

Se allarghiamo lo sguardo a ciò che accade in studio, la narrativa resta concreta e rassicurante. I percorsi digitali comprimono gli appuntamenti e mettono il caso in memoria; eppure la preferenza del paziente rimane sfaccettata. Gli studi crossover tra convenzionale e stampato mostrano adattamento globale e ritenzione sovrapponibili, con un lieve incremento della ritenzione nel tempo attribuibile all’allenamento neuromuscolare. Il messaggio pratico è semplice: la piattaforma è solo un mezzo, la clinica resta sovrana [2, 7].

C’è poi la biologia della superficie, tema cruciale per chi consegna totali e le rivede negli anni. Evidenze recenti suggeriscono che, a parità di igiene, le basi stampate possano mostrare adesione microbica e 
attività più elevate rispetto alle fresate; non è una condanna, è un invito a finitura, lucidatura e protocolli di mantenimento calibrati sul materiale e, quando utile, a resine e additivi pensati per ridurre la colonizzazione batterica. È la parte viva della curva di apprendimento: sapere dove insistere sul dettaglio [4, 8, 9].

Dentro questa cornice, l’overdenture è il terreno dove il digitale fa vedere la sua piena maturità. Qui la scelta dell’attacco diventa il dispositivo di traduzione fra l’intelligenza artigiana e la scalabilità del processo. 
Gli attacchi PSD di IPD AbutmentCompatibili.com, pienamente compatibili con il sistema Locator di Zest, sono nati per questo: profilo coronale ridotto che libera spazio protesico e consente spessori di base più sicuri nelle stampate; finitura in nitruro di titanio che riduce attrito e usura degli inserti, prolungando gli intervalli di manutenzione; gestione dei disparallelismi ampia, con cappette standard e soluzioni dedicate fino a circa quaranta gradi, il tutto restando compatibile con strumenti e protocolli Locator già presenti in studio e in laboratorio [10]. 
In pratica, lo stesso attacco lo inglobi con un pick up “analogico”, oppure lo pianifichi in CAD nell’alloggiamento della base stampata: la manutenzione rimane quella che conosci, la ritenzione la scegli e la moduli come hai sempre fatto.

Sul piano operativo, la transizione funziona quando clinico e tecnico leggono la stampa 3D come processo controllato, non come scorciatoia. Questo significa registrazioni accurate e ripetibili, una prova estetico-funzionale che resta insostituibile, quindi produzione con orientamento, spessori e post-cure coerenti con le specifiche del materiale scelto. Le esperienze "ibride" del mondo universitario britannico mostrano la fattibilità di ottenere totali stampate con tecniche cliniche tradizionali e indicano anche i nodi da rifinire, dalla gestione dell'occlusione alla robustezza a medio termine di alcune resine oggi in commercio [11].

 


 

Protesi totale multi-materiale stampata in 3D

Protesi totale multi-materiale stampata in 3D con Stratasys J5 DentaJet e resina TrueDent-D, monolitica e multi-tonalità.

 


Dove stiamo andando. La fresatura resterà un riferimento meccanico. La stampa, però, ha due assi che accelerano: la chimica (conversione più spinta, riempitivi, additivi anti-biofilm, sistemi dual cure) e il processo (orientamenti, layer, post-cure). Entrambi si aggiornano senza cambiare la clinica. Le evidenze recenti confermano che le basi stampate stanno colmando il divario su robustezza e stabilità, mentre la qualità della fabbricazione digitale nel suo complesso ha superato l’analogico per accuratezza e ripetibilità [3, 4]. In mezzo, la scelta di un attacco ponte come il PSD, compatibile con Locator e progettato per basso profilo e grandi tolleranze, collega senza frizioni il meglio dei due mondi: la sicurezza operativa dell’analogico e la scalabilità del digitale [10]. 

Se siete cresciuti con la cera tra le dita e la pressa in sottofondo, è naturale provare un filo di nostalgia. Ma la nostra Troia non è stata bruciata invano. Da quelle mura nasce una Roma operativa, una città che non finisce, costruita su regole chiare e aggiornabili.
Oggi consegniamo totali stampate con adattamento affidabile, ritenzione prevedibile e percorsi più brevi; domani aggiorneremo chimiche e post cure senza riscrivere la clinica. È così che dalla presa di Troia nasce la nostra città eterna: un futuro misurabile della protesi totale, dove l’esperienza resta sovrana e la stampa 3D, con attacchi come i PSD, diventa lo standard perché mette quell’esperienza sotto controllo e la rende pronta a migliorare [12].

 


 

Riferimenti

1. Zandinejad A, et al. Clinical outcomes of milled, 3D printed and conventional complete dentures. Journal of Prosthodontics. 2024. JournalofProsthodontics-2024-Zandinejad-Clinicaloutcomesofmilled3Dprintedandconventionalcompletedentures.pdf.

2. Faur A, et al. Accuracy/trueness of 3D-printed versus conventional denture bases in vivo (allineamento best fit e mappe colore). Healthcare (MDPI) 13:388. healthcare-13-00388.pdf.

3. Alshali S, Basunbul G, Giordano R. Comparison of the flexural strength of printed and milled denture base materials. BMC Oral Health. 2024. s12903-024-04695-8.pdf.

4. Material Properties and Clinical Performance of 3D-Printed Complete Dentures: A Systematic Review. Scientific Reports. 2025.s41598-025-14288-2.pdf.

5. Effects of orientation and post-curing on printed denture base resins (conversione, microdurezza, cromia). Materials (MDPI). 2024. materials-17-03138.pdf.

6. Post-printing variables and color stability, hardness and degree of conversion of printed denture bases. Journal of Dentistry. 2025. PIIS002239132500455X.pdf.

7. Emera K, et al. Conventional versus 3D-printed complete dentures: crossover clinical evaluation of retention and fit. Journal of Dental Research, Dental Clinics, Dental Prospects. 2016;16:179–. joddd-16-179.pdf.

8. 3D-Printed Complete Dentures: Clinical evidence and surface considerations. Cureus. 2024. cureus-0016-00000069698.pdf.

9. Goodacre C, et al. Digital dentures: biological and clinical considerations. Int J Prosthodont (Supplement). s159_ijp_37_supp_goodacre_8832.pdf.

10. IPD Dental Group. PSD: l’eccellenza nella compatibilità con Locator. Scheda tecnica e brochure. ABC IPD PSD HIRES.pdf.

11. Esperienze cliniche “ibride” sul workflow della totale stampata e aspetti da migliorare. British Dental Journal. 2023. s41415-0236114-0.pdf.

12. Guidorizzi G. Enea, lo straniero. Le origini di Roma. Torino: Einaudi; 2018. (riferimento culturale per l’immagine “da Troia a Roma”).

 

Video correlati
Non ci sono video associati a questo articolo.