Intervista
Consapevolezza e scelte
In questo numero di ottobre, DentalTech torna ad intervistare, dopo oltre un anno, Francesco Biaggini, grande esperto di tecnologia digitale applicata all'odontoiatria protesica.
Francesco Biaggini
Francesco Biaggini
Produttore

Diplomato Itis a Genova nel 1995, ha intrapreso…

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Francesco Biaggini

Caro Francesco, è un piacere averti di nuovo nostro ospite. Come sai, ti seguo sempre, anche sui social, dove sei ormai il più importante vlogger italiano del digitale in odontoiatria. 
Di recente parli spesso di consapevolezza e scelte. Perché?

Perché il momento della scelta clinica non è mai bianco o nero. In implantoprotesi c’è una catena di tolleranze che si sommano e si nascondono. Poi il precarico evapora e compaiono comportamenti meccanici imprevedibili. Nei miei testi ho provato a mettere ordine: capire dove nascono gli errori e pesarli fase per fase. Così la decisione diventa misura e non impressione. In breve: se misuri, decidi; se indovini, speri.

 

Se dovessi condensare questa idea in un principio?

Farl parlare i micron, non le impressioni. Guardare la mesh in monocromia, verificare libreria e forma dello scanbody, controllare l'allineamento (ICP). Solo allora il digitale diventa affidabilità.

 

Scanner intraorale o fotogrammetria: come li metti a terra nel lavoro di tutti i giorni?

Non rivali, ma complementari. Lo scanner intraorale porta anatomia e tessuti; la fotogrammetria blocca la posizione implantare con riferimenti stabili. Nei full-arch “ferma” le coordinate, l’IOS completa profili emergenti ed estetica. Prima blocchi la connessione implantare, poi completi. Sistemi ponte come ScanTransfer riducono errori tipici dello scanner intraorale.

 

A volte il best-fit nel CAD perde affidabilità. Dove succede davvero?

Quando la tecnologia è cosmetica. Alleggeriamo gli STL togliendo vertici utili; la decimazione può distruggere dettagli clinici. I PLY col colore mascherano artefatti. La qualità si legge in monocromia. 
Regola: pulizia, monocromia, ROI sulle aree che 
contano.

 

Hai insistito spesso su “metrica, librerie e forma dello scanbody”. Perché è decisivo?

Perché l’algoritmo capisce solo ciò che riceve. Su geometrie regolari il point-to-plane converge stabile, su anatomie irregolari meglio il point-to-point. Ma serve una libreria pulita e uno scanbody semplice: più leggibile è, più l’algoritmo aggancia senza artefatti. Una libreria ben scritta vale quanto un buon hardware.

 

Sul fronte biomeccanico: cosa continuiamo a sottovalutare?

Che torque non è stabilità. Solo l’8–15% della coppia diventa precarico utile; il resto si perde in attrito. Nei primi 10 minuti c’è il settling: un altro 5–10% evapora. Il ri-torque non è un vezzo, è clinica. Ogni smontaggio aumenta usura e abbassa precarico residuo. Serve basso attrito, superfici controllate, ri-torque mirato.

 

Qui entra in gioco il Multi-Unit Abutment.

Esatto. Il MUA è un “fusibile meccanico”: sposta l’usura su un componente sostituibile e protegge la filettatura primaria. Con viti a basso attrito e protocolli mirati abbassi i rischi e allunghi la vita della riabilitazione. Se qualcosa deve cedere, meglio il 
fusibile che l’impianto.

 

Se ti chiediamo due soglie operative?

50 µm come orizzonte di progetto; oltre i 100 µm, soprattutto su conometriche, cresce la probabilità di problemi. Le planari sono più tolleranti, ma soffrono il basculamento se non parallelizzi. Non dog
mi, ma segnali per ritarare il flusso.

 

Un’indicazione per i full-arch “senza sorprese”?

Spesso si sceglie l’originale pensando sia garanzia. In realtà la differenza la fanno i numeri, non l’etichetta. Un compatibile con criteri industriali seri, librerie accurate e supporto tecnico può superare l’originale in precisione e prevedibilità. Misurando capisci che ciò che conta non è chi ha il marchio, ma chi ti fornisce strumenti e dati affidabili.

 

Una frase per chiudere?

La libertà, nel nostro lavoro, è decidere sui dati e non per abitudine. Misurare con consapevolezza non toglie tempo: toglie problemi.

 

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