Una seduta odontoiatrica che avrebbe dovuto essere di routine si è trasformata in un contenzioso giudiziario conclusosi con la condanna di una professionista riminese. Il tribunale civile di Rimini ha accolto l’istanza presentata dai genitori di un bambino di quattro anni, sottoposto all’estrazione di sei denti decidui senza il loro consenso, riconoscendo la responsabilità dell’odontoiatra.
Le cure iniziali e la seduta contestata
I fatti risalgono al periodo compreso tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. I genitori, residenti a Riccione, si erano rivolti allo studio dentistico per alcune cure ai denti da latte del figlio, anche su indicazione del pediatra. Nel mese di novembre il bambino era stato sottoposto a terapie conservative che si erano svolte senza complicazioni. Successivamente, durante una seduta successiva, l’odontoiatra ha proceduto all’estrazione di sei denti dell’arcata superiore.
L’assenza di consenso e il peggioramento clinico
Secondo quanto accertato dal tribunale, i genitori non erano stati informati della decisione di procedere alle estrazioni e non avevano mai espresso un consenso a un intervento di questo tipo. Nelle ore successive alla seduta, il bambino ha iniziato a manifestare forti dolori, con difficoltà ad alimentarsi e a bere. Nella stessa giornata è stato portato al pronto soccorso di Rimini. Da quel momento è iniziato un percorso di visite e controlli che ha evidenziato conseguenze sull’apparato masticatorio e un marcato disagio emotivo nel piccolo.
L’accertamento tecnico e le valutazioni cliniche
La famiglia ha richiesto un accertamento tecnico preventivo. I consulenti incaricati hanno ritenuto l’estrazione dei sei denti sproporzionata e clinicamente non giustificata, rilevando l’assenza di esami radiografici preliminari, la mancata valutazione di terapie alternative e la totale carenza di consenso informato da parte dei genitori. Tali conclusioni sono state condivise dal giudice.
La decisione del tribunale
Il tribunale civile di Rimini ha riconosciuto la responsabilità della professionista e il nesso diretto tra l’intervento odontoiatrico e i danni subiti dal bambino. Il risarcimento comprende il danno biologico, le spese già sostenute dalla famiglia e quelle future, legate a un percorso ortodontico correttivo resosi necessario a seguito delle estrazioni premature. L’odontoiatra è stata condannata al pagamento di oltre 12mila euro, oltre alle spese legali e ai costi delle consulenze tecniche.