Un gruppo di ricercatori ha identificato uno dei siti di nidificazione delle api più insoliti mai documentati: minuscoli nidi conservati all’interno delle cavità dei denti di ossa fossilizzate. Alcuni di questi resti appartengono ad animali estinti da tempo. La scoperta è avvenuta in una grotta calcarea sull’isola caraibica di Hispaniola ed è descritta in uno studio pubblicato su Royal Society Open Science.
Api solitarie e adattamento ambientale
Sebbene le api siano spesso associate a grandi alveari, circa il 90% delle specie è solitario e costruisce nidi nel terreno, in tronchi marcescenti o in cavità naturali. L’utilizzo di ossa fossilizzate come sito di nidificazione rappresenta quindi un comportamento del tutto inusuale.
Secondo Lázaro Vignola-López, ricercatore del Field Museum of Natural History di Chicago e autore principale dello studio, la scoperta è stata particolarmente sorprendente perché nei depositi delle grotte caraibiche raramente si trovano resti di insetti. Le evidenze di api antiche in questo contesto risultano quindi eccezionali.
Fossili dentro fossili
La grotta, scoperta dal paleontologo Juan Almonte Milan, contiene strati fossiliferi di oltre 50 specie. I ricercatori ritengono che in passato fosse abitata da una famiglia di gufi, che accumulava resti ossei delle prede. Nel corso delle indagini condotte nel 2022, Vignola-López ha notato che il materiale presente all’interno delle cavità dentali ricordava i bozzoli delle vespe.
Analisi successive, tra cui una tomografia computerizzata, hanno permesso di stabilire che i nidi erano composti da fango e realizzati da api. A differenza dei nidi di vespe, l’interno risultava liscio, indicando l’uso di terreno compatto e secrezioni cerose.
In una singola cavità mandibolare sono state individuate fino a sei generazioni di nidi sovrapposti, suggerendo che la grotta fosse utilizzata come sito di nidificazione comune per lunghi periodi.
Età dei reperti e valore scientifico
Gli autori dello studio stimano che i nidi risalgano a circa 20.000 anni fa. La scoperta è particolarmente rilevante perché i precedenti fossili di api dei Caraibi erano noti solo attraverso inclusioni in ambra, risalenti a circa 20 milioni di anni fa.
Le condizioni umide della grotta hanno favorito la conservazione delle ossa, ma non dei corpi degli insetti. Per questo motivo non è stato possibile identificare con precisione la specie di ape, né stabilire se sia estinta o ancora esistente. Il nido è stato denominato osnidium almontei, in onore dello scopritore della grotta.
Le interpretazioni degli studiosi
Secondo Stephen Hasiotis, professore di geologia all’Università del Kansas non coinvolto nello studio, si tratta di una testimonianza significativa della cosiddetta “biodiversità nascosta”. Le tracce fossili, pur in assenza dei corpi degli insetti, indicano la presenza di api terricole che probabilmente sfruttavano l’umidità stabile e la protezione offerta dalla grotta.
Anthony Martin, professore alla Emory University, ha evidenziato l’eccezionalità del ritrovamento, sottolineando come non sia noto che le api moderne nidifichino né nelle ossa né nelle grotte. Le camere fossili suggeriscono che, in passato, questi comportamenti fossero invece possibili e adattivi.