Un corso di medicina penitenziaria per migliorare le cure in carcere
Strumenti medici con martello da giudice
La salute dei detenuti continua a rappresentare una delle sfide più complesse e meno visibili del sistema sanitario italiano. Negli istituti penitenziari, le criticità strutturali e la carenza di personale formato ostacolano l'accesso alle cure, creando disuguaglianze significative nella gestione della salute dei detenuti.

Per rispondere a queste problematiche, l'Università degli Studi di Milano ha lanciato un Corso di Perfezionamento in Medicina Penitenziaria, pensato per formare professionisti in grado di garantire continuità di cura tra carcere e territorio.

Il corso, diretto dalla Professoressa Maria Paola Canevini, è stato creato per colmare le lacune formative presenti nel sistema sanitario penitenziario, dove la carenza di medici specialisti – come infettivologi, psichiatri, cardiologi, e nefrologi – è una delle principali difficoltà. A questa si aggiungono altre problematiche, come la frammentazione dei servizi sanitari e la mancanza di integrazione con il sistema sanitario territoriale. L’obiettivo del corso è formare professionisti in grado di gestire al meglio le problematiche sanitarie nei penitenziari, garantendo che i detenuti ricevano le cure necessarie anche al momento del trasferimento sul territorio.

La medicina penitenziaria è un ambito che richiede un approccio complesso e multidisciplinare, che coinvolge diverse figure professionali oltre ai medici. Giuristi, psicologi, sociologi e operatori dell’amministrazione penitenziaria devono lavorare insieme per affrontare le specifiche esigenze di salute dei detenuti. Come sottolinea il professor Mario Cozzolino, coordinatore del progetto, l’obiettivo è formare professionisti che possano garantire una continuità assistenziale tra il carcere e il territorio, superando le difficoltà burocratiche e tecniche che attualmente ostacolano il flusso di informazioni e la presa in carico del paziente detenuto.

La formazione, che non si limita solo agli aspetti clinici, è pensata anche per far acquisire competenze specifiche in ambito legale e organizzativo. Un esempio di questa complessità è la gestione delle malattie infettive, la cura dei detenuti con disagio psichico, e la tutela delle persone vulnerabili, come immigrati, minori o soggetti con identità di genere diverse.

Uno degli obiettivi principali del corso è quello di ridurre le disuguaglianze nell'accesso alle cure per i detenuti che spesso affrontano ostacoli significativi nel passaggio dal sistema penitenziario a quello territoriale. I problemi legati all’incompatibilità dei sistemi informatici, la mancanza di cartelle cliniche complete e la difficoltà di comunicazione con i medici di base sono solo alcuni dei fattori che complicano questo processo.

Il corso di perfezionamento intende fornire strumenti pratici per superare questi ostacoli, promuovendo l’uso di soluzioni digitali, come la telemedicina, che potrebbero migliorare l’assistenza sanitaria anche nelle strutture carcerarie più isolate. In questo modo, si intende migliorare la continuità di cura, riducendo il divario che oggi esiste tra il sistema sanitario penitenziario e quello territoriale.

Il valore del corso è testimoniato anche dalle esperienze di chi ha già partecipato. Antonella Grisolia, medico infettivologo, racconta di come la formazione l’abbia preparata ad affrontare le specifiche sfide della medicina penitenziaria, dove le competenze richieste non riguardano solo la cura delle patologie, ma anche l'integrazione di aspetti sociali, culturali e legali. “Curare in carcere significa accompagnare persone nella loro fragilità, restituendo loro dignità attraverso la salute”, afferma Grisolia.

Anche Anna Lastico, psichiatra forense, sottolinea come il corso abbia ampliato la sua visione sul sistema penitenziario, permettendole di affrontare in modo più consapevole tematiche complesse come la gestione dei detenuti in transizione di genere, un tema che richiede un'approfondita sensibilità clinica e giuridica.

Il corso di perfezionamento in medicina penitenziaria rappresenta un passo importante per colmare le lacune nel sistema sanitario carcerario, offrendo ai professionisti gli strumenti necessari per migliorare la qualità delle cure fornite ai detenuti e ridurre le disuguaglianze sanitarie. La formazione multidisciplinare e l’integrazione tra carcere e territorio sono fondamentali per garantire il diritto alla salute di tutti, anche per chi si trova privato della libertà.

 

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