Italia 2025: tra longevità record e nuove fragilità del sistema sanitario
medico con bandiera italiana alle spalle
Il nuovo Country Health Profile 2025 offre una fotografia dettagliata dello stato di salute degli italiani e della capacità del Servizio Sanitario Nazionale di rispondere ai bisogni della popolazione.

L’immagine che emerge è quella di un Paese che, pur mantenendo performance elevate in molte aree cliniche, deve affrontare nodi strutturali complessi: carenze di personale, divari territoriali, aumento delle fragilità legate all’invecchiamento e un ritardo ancora marcato nella digitalizzazione.

L’Italia conferma nel 2024 la più alta aspettativa di vita dell’Unione Europea (84,1 anni), superando i livelli pre-pandemici. Nonostante questo primato, il peso delle patologie croniche rimane significativo: le malattie cardiovascolari e i tumori causano oltre metà dei decessi, mentre condizioni come l’ipertensione restano ampiamente sotto-diagnosticate o non adeguatamente trattate.

L’invecchiamento accelera: entro il 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni, con conseguenze dirette sulla domanda di cure, assistenza e prevenzione.

I comportamenti a rischio continuano a incidere in maniera rilevante sulla mortalità evitabile. Secondo il rapporto, quasi un quarto dei decessi è attribuibile a fattori comportamentali, in particolare cattiva alimentazione, fumo e sedentarietà.

Preoccupa soprattutto la situazione dei giovani: tra i 15enni, il 27% dichiara di aver fumato nell’ultimo mese, uno dei valori più alti in Europa e solo il 5% degli adolescenti pratica attività fisica quotidiana, il dato più basso dell’intera UE.

Il Servizio Sanitario Nazionale rimane universalistico, ma si scontra con vincoli finanziari importanti: la spesa sanitaria rappresenta l’8,4% del PIL, inferiore alla media europea, e il 27% della spesa totale è privata, soprattutto sotto forma di pagamenti diretti.

Gli investimenti rivelano squilibri strutturali:

  • la spesa per cure ambulatoriali e farmaci è elevata,
  • l’assistenza a lungo termine rappresenta solo il 10% della spesa, a fronte del 18% europeo, con forte dipendenza dalla cura familiare.

Il report evidenzia inoltre un paradosso: l’Italia ha una delle più alte densità di medici, ma oltre il 20% in meno di infermieri rispetto alla media UE, generando un rapporto infermieri/medici tra i più bassi del continente.

A questo si aggiunge una contrazione significativa della medicina generale: la carenza stimata è compresa tra 2.900 e 5.900 medici di base, con picchi critici nelle regioni del Nord.

Sul piano dell’efficacia, l’Italia si distingue dal momento che ha uno dei più bassi tassi europei di mortalità evitabile e il minor numero di ricoveri ospedalieri per patologie croniche come diabete, BPCO e scompenso.

Tuttavia, l’accesso rimane problematico. Nel 2023 il 7,6% della popolazione ha rinunciato alle cure, soprattutto a causa delle liste d’attesa per visite ed esami diagnostici. Le disparità socio-economiche sono marcate: i cittadini a rischio povertà riportano livelli di bisogni sanitari insoddisfatti 2,6 volte superiori alla media.

I programmi di screening oncologici non hanno ancora recuperato i livelli pre-pandemici, in particolare nel Mezzogiorno, mentre la copertura vaccinale contro l’HPV registra una flessione.

Gli investimenti del PNRR hanno potenziato strumenti come il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, ma persistono due ostacoli fondamentali:

  1. forti differenze regionali nella capacità di implementazione,
  2. basse competenze digitali tra i cittadini, che frenano l’uso di servizi come la prenotazione online (solo il 31% degli italiani li utilizza, contro il 40% UE).

La spesa per i farmaci è elevata: i medicinali retail rappresentano il 17% della spesa sanitaria totale, contro il 13% europeo. Il sistema italiano si caratterizza per un forte ricorso agli acquisti ospedalieri, che assorbono tre quarti della spesa farmaceutica totale.

Nonostante prezzi relativamente contenuti, il mercato dei generici è ancora poco sviluppato: rappresentano appena il 29% dei volumi, generando oltre 1 miliardo di euro annui in pagamenti evitabili da parte dei cittadini. In controtendenza, l’Italia è invece leader nell’adozione dei biosimilari.

Il profilo sanitario dell’Italia nel 2025 mostra una duplice realtà. Da un lato, il Paese mantiene eccellenze cliniche riconosciute a livello europeo, con indicatori di efficacia e qualità molto elevati. Dall’altro, emergono fragilità profonde: carenza di personale sanitario, difficoltà di accesso ai servizi, divari regionali persistenti e un processo di digitalizzazione che, pur avanzato sul piano infrastrutturale, non si traduce ancora in uso diffuso ed efficace.

Il futuro del sistema sanitario italiano dipenderà dalla capacità di intervenire su queste aree critiche, garantendo equità, sostenibilità e continuità assistenziale in un contesto demografico sempre più complesso.

 

Leggi il Country Health Profile dell'Ocse.

 

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