Il nuovo modello d'ingresso a Medicina tra speranze e critiche
Studenti che prendono appunti sul computer
Con l'introduzione del "Semestre aperto" dal 2025/2026, l'accesso alle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria in Italia cambia volto, ma il dibattito resta acceso.

Se da un lato il governo parla di merito e valorizzazione del tempo degli studenti, dall’altro numerosi esperti e associazioni denunciano i rischi di una riforma che, a loro giudizio, rischia di peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Nunzio Miraglia, coordinatore nazionale dell’ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari), ha espresso preoccupazioni profonde: «Il modello francese su cui si ispira questa riforma ha dimostrato di essere un vero e proprio “massacro generazionale. Un sistema che impone tre esami-test in pochi mesi a decine di migliaia di studenti, con una selezione dura e impersonale, rischia di compromettere la qualità didattica e mina l’autonomia degli insegnanti». Miraglia sottolinea anche la difficoltà di gestire un numero così elevato di iscritti, con la didattica che inevitabilmente si ridurrebbe a forme di lezioni a distanza o in grandi aule, rendendo impossibile un rapporto efficace tra docenti e studenti.

Anche Pierino Di Silverio, segretario nazionale di ANAAO ASSOMED, definisce la riforma «una scelta populista e dannosa», evidenziando come il “numero chiuso” non sia stato realmente abolito ma semplicemente rinviato nel tempo. «Si illudono migliaia di famiglie – osserva – facendo credere che tutti potranno accedere a Medicina, quando in realtà la selezione ci sarà comunque, con una formazione che rischia di essere di bassa qualità, in un sistema che non dispone di spazi né risorse sufficienti».

Di Silverio evidenzia inoltre che l’aumento dei posti disponibili non risolverà il problema della carenza di medici, perché la formazione richiede tempi lunghi e la selezione nei percorsi di specializzazione sarà ancora più difficile, aumentando precarietà e disoccupazione mascherate. Per entrambi gli esperti, il diritto allo studio non può essere confuso con il diritto all’iscrizione senza un’effettiva garanzia di qualità e sostenibilità del percorso formativo.

Un altro nodo critico riguarda il costo economico della riforma. Non solo per lo Stato, chiamato a sostenere un maggior numero di studenti, ma soprattutto per le famiglie, che dovranno affrontare spese di affitto, materiali e trasporti in un periodo in cui i giovani non saranno ancora immatricolati ufficialmente.

Come alternativa, l’ANDU propone da anni di superare gradualmente il numero programmato, aumentando i posti e adottando, nel frattempo, sistemi di sorteggio per l’accesso al primo anno. Una soluzione semplice, meno costosa e più equa, già sperimentata con successo in Paesi come l’Olanda.

La riforma del Semestre aperto segna dunque un passaggio delicato per il sistema universitario e sanitario italiano. Tra esigenze di rinnovamento e la necessità di garantire qualità, equità e sostenibilità, il percorso verso una formazione medica più accessibile e moderna appare ancora incerto e complesso.

 

Fonte: TrendSanità

 

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