Dal 1° gennaio 2026, l’efficacia delle polizze assicurative professionali sarà subordinata all’assolvimento di almeno il 70% dei crediti ECM previsti per l’ultimo triennio utile, come stabilito dall’articolo 38 bis del D.L. 152/2021 e dal decreto attuativo 232/2023.
Un passaggio normativo di grande rilievo, che – come sottolinea Schillaci – “non rappresenta un rischio di piccola portata” e potrebbe avere conseguenze rilevanti per chi non risulterà in regola.
Attualmente, circa un terzo dei professionisti sanitari italiani non ha ancora completato il proprio percorso formativo. Un dato che il ministro definisce preoccupante, ricordando che la formazione “è un dovere etico e professionale e garantisce ai pazienti un’assistenza di qualità”.
Un aiuto arriva dalla delibera 1/25 della Commissione nazionale per la formazione continua, che consente il recupero dei crediti ECM mancanti dei trienni precedenti fino al 31 dicembre 2028.
Schillaci la descrive come “un’ultima grande occasione” per chi non ha ancora adempiuto ai propri obblighi formativi: non si tratta di una proroga né di una sanatoria, ma di una misura straordinaria per permettere ai professionisti di regolarizzarsi definitivamente.
La delibera introduce anche un elemento di riconoscimento per chi è già in regola: fino a 20 crediti bonus validi per il prossimo triennio 2026-2028. “È giusto premiare i colleghi che hanno sempre preso sul serio la propria formazione – ha commentato il ministro – perché aggiornarsi non è solo un dovere burocratico, ma parte integrante della nostra professione”.
Il ministro ha inoltre affrontato la questione della mancata convenzione tra Cogeaps e Agenas, che ha generato incertezze tra gli operatori. Schillaci ha invitato il nuovo commissario di Agenas, Americo Cicchetti, a collaborare con i rappresentanti delle professioni sanitarie per trovare rapidamente una soluzione condivisa, nell’interesse sia dei professionisti sia dei pazienti.
Guardando al futuro, Schillaci ha ribadito la necessità di un sistema ECM credibile, trasparente e di alto valore, che offra percorsi formativi personalizzati in base alle competenze e alle esigenze di ogni professionista. “La formazione deve evolvere – ha dichiarato – diventando una vera risorsa per migliorare la pratica clinica quotidiana e non un mero adempimento”.
Il 2025 segna quindi un punto di svolta per la formazione continua in medicina. L’invito del ministro è chiaro: regolarizzare la propria posizione formativa non è solo un obbligo, ma un investimento sulla qualità professionale e sulla sicurezza delle cure.
Con le nuove regole, la delibera 1/25 e l’imminente digitalizzazione dei processi, l’Italia si prepara a rafforzare un sistema ECM più solido, efficiente e orientato al merito.