Se da un lato questa tendenza ha ampliato l’offerta di trattamenti cosmetici, dall’altro ha sollevato interrogativi profondi circa l’etica professionale, in particolare riguardo alle pratiche di marketing e al fenomeno dell’overtreatment – l’erogazione di trattamenti non necessari dal punto di vista clinico.
Secondo lo studio, il 90,7% dei dentisti intervistati ha osservato un aumento significativo della richiesta di trattamenti estetici, come lo sbiancamento dentale e le faccette, a seguito dell’influenza dei social media. Piattaforme come Instagram e TikTok non solo promuovono standard estetici omogenei e spesso irrealistici, ma fungono da principali canali informativi per i pazienti. Il 58,3% di questi, infatti, dichiara di fidarsi delle informazioni reperite online quando valuta se sottoporsi a una procedura.
La promozione dei trattamenti estetici attraverso strategie di marketing aggressive – come l’uso di immagini “prima e dopo” – solleva importanti dubbi etici. La narrativa estetica, incentrata su risultati visivi, tende a mettere in secondo piano gli aspetti legati alla salute orale e alla reale necessità clinica, rischiando di ledere il principio di beneficenza e quello del consenso informato. Alcuni studi inclusi nella revisione hanno evidenziato come le aspettative dei pazienti, fortemente condizionate da contenuti digitali, possano portare a decisioni affrettate o mal informate.
L’overtreatment rappresenta una delle principali sfide etiche evidenziate. Le motivazioni alla base includono pressioni commerciali, aspettative dei pazienti e modelli organizzativi orientati al profitto. Molti dentisti riferiscono di sentirsi spinti a proporre trattamenti costosi anche in assenza di una reale indicazione clinica. Questo fenomeno mina il principio di non maleficenza, esponendo i pazienti a interventi potenzialmente superflui, con implicazioni biologiche, psicologiche ed economiche.
Un dato incoraggiante emerge dagli studi sull’inserimento di corsi di bioetica nei curricula universitari. I risultati indicano un miglioramento significativo nella capacità degli studenti di riconoscere e affrontare dilemmi etici legati all’estetica dentale. L’educazione etica si conferma dunque uno strumento cruciale per prevenire derive commerciali e rafforzare l’identità deontologica dei futuri professionisti.
Per affrontare queste criticità, lo studio raccomanda:
- l’adozione di linee guida etiche specifiche per il marketing in odontoiatria estetica;
- la promozione di una comunicazione trasparente con il paziente, basata su aspettative realistiche e decisioni condivise;
- la creazione di strumenti di vigilanza e di segnalazione per contrastare comportamenti scorretti o manipolativi;
- il rafforzamento della collaborazione tra istituzioni accademiche, ordini professionali e associazioni di categoria per favorire una cultura etica diffusa.
Lo studio sottolinea come l’estetica dentale non possa essere ridotta a una mera prestazione commerciale. Al contrario, richiede un approccio che sappia coniugare le esigenze del paziente con i valori fondanti della professione: autonomia, trasparenza, proporzionalità terapeutica e giustizia. In un contesto dominato dall’apparenza, la vera bellezza professionale consiste nel saper dire di no, quando necessario, nel rispetto della salute e della dignità del paziente.
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