Uno studio pubblicato su npj Biofilms and Microbiomes ha identificato enzimi capaci di controllare la crescita dei batteri orali nocivi, intervenendo sui messaggi che le comunità microbiche si scambiano all’interno della placca dentale. L’obiettivo è mantenere il microbioma orale in uno stato stabile e favorevole alla salute, aprendo potenziali prospettive per la prevenzione della parodontite.
Il ruolo del quorum sensing nella placca dentale
I batteri del cavo orale comunicano costantemente attraverso segnali chimici. Il processo, noto come quorum sensing, permette alle cellule microbiche di coordinare comportamenti collettivi, tra cui la formazione del biofilm e la produzione di tossine. Molte specie utilizzano molecole di segnalazione chiamate N-acil omoserina lattoni (AHL) per inviare informazioni alle altre comunità batteriche.
I ricercatori hanno analizzato come questi segnali vengano prodotti, diffusi e recepiti nei diversi ambienti della bocca. Nella placca dentale è stato osservato che le AHL vengono rilasciate soprattutto sopra il margine gengivale, in aree ricche di ossigeno, ma sono percepibili anche dai batteri localizzati sotto il bordo gengivale.
L’effetto delle lattonasi sulla comunità batterica
Il team dell’Università del Minnesota ha valutato l’impiego di lattonasi, enzimi in grado di degradare i segnali AHL. In laboratorio, la rimozione di queste molecole ha sfavorito la crescita dei batteri del cosiddetto complesso rosso, tra cui Porphyromonas gingivalis, associati allo sviluppo delle malattie parodontali, favorendo invece specie legate a condizioni di salute.
Secondo gli autori, la placca si forma attraverso un processo a cascata: prima colonizzano specie generalmente innocue come Streptococcus e Actinomyces; successivamente compaiono i microrganismi più patogeni. Interrompere la comunicazione chimica potrebbe quindi indurre la comunità microbica a restare in uno stato compatibile con la salute gengivale.
Implicazioni e sviluppi futuri
Lo studio suggerisce che la comunicazione batterica agisca in modo differente sopra e sotto il margine gengivale, un aspetto che potrebbe avere implicazioni rilevanti per il trattamento delle malattie parodontali. I ricercatori intendono ora approfondire come i segnali microbici varino nelle diverse aree del cavo orale e in pazienti con differenti stadi di parodontite.
Fonte: Ansa