A Bari, ventotto dentisti sono finiti al centro di un’indagine per evasione fiscale da oltre sei milioni di euro, avvenuta tra il 2015 e il 2020. Secondo la Guardia di Finanza, i professionisti avrebbero utilizzato un software gestionale modificato per nascondere parte dei compensi, eludendo i controlli fiscali.
Il meccanismo dell’evasione
Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari, sono partite da una verifica fiscale su alcuni studi odontoiatrici. Gli inquirenti hanno individuato un programma che consentiva di tenere una doppia contabilità: una ufficiale e una “in nero”.
Attraverso una funzione nascosta, attivabile premendo il tasto F12 e digitando una password segreta, era possibile accedere a una sezione riservata del gestionale, dove venivano registrati i compensi non dichiarati. Il sistema permetteva inoltre di salvare i dati su supporti esterni rimovibili, in modo da poterli eliminare rapidamente in caso di controlli.
Due archivi, una sola finalità
Come spiegato in un comunicato della Finanza, il software manteneva due archivi distinti:
- uno “gestionale”, con i dati ufficiali e le fatture registrate;
- uno “storico”, che raccoglieva la totalità dei movimenti, inclusi quelli non annotati nella contabilità.
Questa struttura consentiva di occultare parte dei redditi senza lasciare tracce nei sistemi ufficiali.
Risarcimenti e patteggiamenti in corso
Nel corso dell’udienza del 10 novembre, è stata discussa la quantificazione dei risarcimenti in favore dell’Agenzia delle Entrate, già rimborsata in parte o totalmente da alcuni degli indagati. Il risarcimento rappresenta un passaggio necessario per l’accesso al patteggiamento.
Indagini sul creatore del software
Restano da chiarire le responsabilità di Tommaso Carbone, ingegnere informatico di Palo del Colle, ritenuto il creatore del programma. Secondo gli inquirenti, il suo ruolo nella progettazione e nella diffusione del sistema sarà determinante per completare il quadro accusatorio.
Immagine generata con l’AI